
Gréasque di Sora Dora: un profumo fresco, ma non come te lo aspetti
Caldo. Canicola. Asfalto che fonde.
Quindi?
Profumi freschi, naturalmente.
Bergamotto, limone, pompelmo. Magari un po’ di muschio bianco per dare l’impressione di essere appena usciti da una doccia in un hotel a cinque stelle.
Avanguardia pura.
E invece no.
Gréasque di Sora Dora è fresco, sì, ma sembra essersi dimenticato completamente degli agrumi.
O quasi.
La sua idea di freschezza è molto più verde, aromatica e decisamente meno rassicurante.
Menta, basilico e salvia: benvenuti NEL VERDE
L’apertura di Gréasque è netta.
Menta piperita, basilico e salvia sclarea arrivano immediatamente, accompagnati da pepe, galbano e gemme di ribes. La composizione, creata da Amélie Bourgeois, Anne-Sophie Behaghel e Camille Chemardin, include anche ribes nero, caramello, vetiver, cedro e note legnose.
Ma leggere l’elenco delle note serve fino a un certo punto.
Perché sulla pelle non sembra di annusare semplicemente un profumo “alla menta”.
Sembra piuttosto di aver raccolto una manciata di erbe aromatiche e di averle schiacciate con forza tra le dita.
Il basilico è verde, intenso, quasi culinario.
La menta non è fresca nel modo educato e cristallino di una colonia estiva. È pungente, spigolosa e, su alcune pelli, può assumere persino una sfumatura medicinale.
La salvia aggiunge profondità e rende tutto ancora più aromatico.
Non è il verde decorativo di una fogliolina appoggiata sul piatto.
È un esplosione freschissima.
Un verde quasi tagliente
Molti appassionati descrivono Gréasque come uno dei profumi più erbacei che abbiano mai provato.
C’è chi parla di un vero e proprio “esplosivo di erbe”, con basilico, menta e sfumature amare che sembrano pestate insieme in un mortaio. Altri vi ritrovano il ricordo di un giardino di famiglia, delle erbe appena raccolte o di una cucina mediterranea piena di aromi.
Ed è qui che il profumo comincia a dividere.
Per alcuni questa resa quasi fotorealistica è affascinante.
Per altri è troppo letterale, troppo culinaria o addirittura troppo aggressiva per essere indossata.
Difficile, però, accusarlo di essere banale.
Poi arriva il ribes nero
Quando l’apertura aromatica inizia a calmarsi, emerge il ribes nero.
Scuro, succoso, leggermente acidulo.
Non cancella il carattere verde del profumo, ma gli impedisce di diventare soltanto un esercizio botanico. Porta una sensazione più morbida e fruttata, creando un contrasto con la menta e il basilico.
Alcuni clienti raccontano proprio questo passaggio: un inizio affollato e tagliente, seguito da una fase in cui il ribes nero rende la composizione più leggibile e piacevole.
E il caramello?
Sì, in Gréasque c’è anche il caramello.
No, non diventa improvvisamente un profumo da pasticceria.
Il caramello resta più lontano, quasi nascosto sotto la parte aromatica e legnosa. Arriva soprattutto durante l’evoluzione, quando la freschezza iniziale perde aggressività e il profumo diventa più caldo, terroso e appena dolce.
Alcuni lo percepiscono chiaramente dopo una o due ore, insieme alla salvia e al vetiver.
Ed è proprio questo contrasto a rendere Gréasque curioso.
Menta e caramello.
Basilico e ribes nero.
Erbe aromatiche, legni e una dolcezza che appare quando ormai non ce la si aspettava più.
Sulla carta sembra un incidente.
Sulla pelle, invece, può diventare qualcosa di molto più interessante.
Un profumo che ha bisogno di tempo
Gréasque non è necessariamente un amore al primo spruzzo.
L’apertura può essere dura, soprattutto per chi non ama le fragranze molto verdi o medicinali. Io per primo suggerisco di non giudicarlo immediatamente, perché dopo la prima ora la menta tende a diminuire e iniziano a emergere il ribes, il vetiver, il cedro e la parte più morbida della composizione.
Non segue neppure una piramide olfattiva ordinata e prevedibile.
Le note sembrano accavallarsi, scontrarsi e poi trovare lentamente una forma.
Più che raccontare una storia lineare, Gréasque costruisce un’atmosfera.
Un luogo verde, caldo e pieno di odori.
Fresco, ma non pulito. Verde, ma non gentile.
Gréasque viene spesso definito fresco.
Ma non è la freschezza pulita, trasparente e acquatica che normalmente associamo all’estate.
È una freschezza vegetale.
Umida.
Amara.
A tratti metallica o medicinale.
La sensazione è quella delle foglie, degli steli spezzati, della terra e delle erbe aromatiche scaldate dal sole.
Per questo può funzionare molto bene nella stagione calda, ma non è il classico profumo estivo facile da spruzzare senza pensarci.
Ha carattere.
E pretende una reazione.
A chi può piacere Gréasque?
A chi ama i profumi verdi autentici.
A chi cerca qualcosa di aromatico, insolito e lontano dai soliti agrumati.
A chi preferisce una fragranza capace di sorprendere piuttosto che di rassicurare.
Probabilmente meno a chi vuole semplicemente profumare di pulito, di limone o di vacanza al mare.
Gréasque non è una camicia bianca di lino.
È un mortaio pieno di menta e basilico, con qualche bacca di ribes nero caduta dentro e una colatura di caramello comparsa senza essere stata invitata.
Va annusato
Alla fine, il problema di Gréasque è anche la sua qualità migliore.
È difficile da spiegare.
Descriverlo come un profumo alla menta sarebbe riduttivo.
Definirlo erbaceo non basterebbe.
Chiamarlo fresco potrebbe persino creare aspettative sbagliate.
È verde, pungente, fruttato, legnoso e stranamente goloso.
Talvolta affascinante.
Talvolta irritante.
Quasi mai indifferente.
Gréasque di Sora Dora va annusato sulla pelle.
Perché spiegarlo, francamente, è un casino.
Ti aspettiamo in boutique per conoscerlo e forse… amarlo!
