Il momento esatto in cui Clive Christian decide di perdersi

Ci sono profumi che arrivano con educazione.
Avvisano. Chiedono permesso. Si fanno capire piano.
Strange Heavens – Out of the Blue no.
Arriva quando non te lo aspetti. Ti attraversa. E cambia l’aria nella stanza.
Per Clive Christian è una rottura vera. Non un esercizio di stile, non una variazione sul tema. Qui si esce dagli schemi storici del marchio e si fa un passo nel vuoto. Un salto controllato, certo, ma pur sempre un salto.
Il caos come punto di partenza
Il primo segnale è visivo.
Il flacone, il packaging, il panda. Nulla è lì per rassicurare.
La firma è quella di Domingo Zapata, artista che del caos ha fatto un linguaggio. Il panda richiama Pandamonium, la sua collezione più iconica: una riflessione istintiva, sporca, a tratti infantile, sul disordine della vita moderna.
Qui il caos non viene spiegato.
Viene accettato.
Dall’arte alle note: l’ossessione prende forma
L’apertura è quasi un inganno.
Caffè e cacao arrivano morbidi, avvolgenti, confortevoli. Ti fanno abbassare la guardia. È caldo, è familiare, è rassicurante.
Poi qualcosa cambia.
Il pepe rosa entra freddo, come una corrente improvvisa.
Il gelsomino perde ogni eleganza floreale e diventa animale, carnale, quasi sporco.
Caramello e vaniglia sono presenti, abbondanti, ma non coccolano: vengono trattenuti, frenati, attraversati da note di fumo che tengono tutto in tensione.
È un equilibrio instabile.
E funziona proprio perché non è mai del tutto in equilibrio.
C’è il caldo, ma anche il freddo.
C’è dolcezza, ma sempre contaminata.
C’è comfort, ma non c’è pace.
Quando il profumo smette di piacere e inizia a pretendere
Strange Heavens non cerca di essere amato.
Vuole essere desiderato. Vuole tornarti in mente. Vuole che tu lo senta ancora addosso ore dopo.
È sensuale, sì.
Ma soprattutto è ossessivo.
E come tutte le ossessioni che valgono qualcosa, ha una regola semplice, brutale, onesta:
Non è mai abbastanza.
